Wonder – Cambia il tuo modo di guardare

Wonder

Se non ti piace quello che vedi, cambia il tuo modo di guardare 

Un antico proverbio russo recita:

“Una parola gentile è come un giorno di primavera”

Il film di oggi è Wonder di Stephen Chbosky, un adattamento cinematografico del best seller di R.J. Palacio. 

Il film racconta i primi giorni di scuola di Auggie Pullman, un bimbo affetto da una rara malattia genetica, la Sindrome di Treacher Collins (La sindrome di Treacher-Collins è una malattia congenita dello sviluppo craniofacciale caratterizzata da displasia otomandibolare bilaterale e simmetrica, senza anomalie degli arti, associata a diverse anomalie della testa e del collo. Definizione da www.orpha.net) che gli impedisce di vivere una vita normale a causa dell’aspetto del suo volto deformato dalla malattia.

Auggie durante il primo anno di scuola subirà le prepotenze dei compagni di classe per via del suo aspetto, ma grazie alla sua forza di volontà riuscirà a farsi conoscere per chi è veramente e con la sua gentilezza contagerà tutti gli altri compagni di scuola.

Vediamo ora tre aspetti a cui prestare attenzione e dai quali trarre spunti per le nostre riflessioni.

  1. La paura del diverso

      Quando ci troviamo di fronte a qualcosa o qualcuno che non rispecchia le convenzioni estetiche e sociali a cui siamo abituati ci sentiamo destabilizzati. Invece di avvicinarci e cercare di conoscere cosa può esserci dietro quell’apparente diversità, ne fuggiamo e la combattiamo come un nemico da cui difenderci. I compagni di Auggie, così come tutti i bambini, che non hanno lo sguardo viziato da stereotipi e pregiudizi, riescono a superare questa paura e ci mostrano come la diversità non è altro che la percezione che abbiamo di essa.

2)   La famiglia

      Il ruolo della famiglia è centrale nella storia di Auggie. In particolare lo sono la mamma Isabel e la sorella Olivia. Nei loro atteggiamenti riconosciamo e apprendiamo la differenza fra “prendersi in carico” e “farsi carico” di una persona a noi cara che sta in quel preciso momento attraversando un momento di particolare sofferenza.

Isabel si fa carico della malattia di Auggie e rinuncia totalmente alla propria vita, trascurando l’altra figlia e concentra tutte le attenzioni verso suo figlio.

Olivia a differenza della madre si prende in carico le sofferenze del piccolo Auggie e , cercando di portare avanti la sua vita, aiuta il fratello nel suo percorso di inserimento nella società.

Quando una persona a noi cara si trova in difficoltà dobbiamo sostenerla senza il desiderio di trovarci al suo posto per sottrarla dalle sofferenze. Farsi carico delle sofferenze altrui non farà che alimentare un clima di malinconia e rassegnazione. Dobbiamo sostenere e non condividere il suo stato di malessere.

3)  Lo Spazio

     Durante il film ci sono diversi riferimenti a Star Wars e allo Spazio.  A partire dal casco da astronauta che indossa per nascondere il suo viso. Se prestiamo attenzione alla visione del film vedremo come questi riferimenti siano ricorrenti nei momenti in cui Auggie è in una situazione di disagio e di ansia. Auggie per superare questi momenti utilizza una tecnica conosciuta come “Luogo Tranquillo”. Questa tecnica consiste nel richiamare alla mente un luogo che ci restituisca delle sensazioni di benessere tali da contrastare lo stato di ansia in cui ci troviamo. Possiamo utilizzare un luogo reale o, come nel caso di Auggie, immaginario.

Sono rimasto pervaso da diverse emozioni durante la visione. Pensare come una situazione invalidante possa celare una straordinaria forza mi fa sempre sperare e credere che la felicità è sempre sotto i nostri occhi, basta cambiare il modo di guardare.

Consiglio a tutti i genitori di vedere insieme ai propri figli questo film perché può essere un occasione per insegnare  ai più piccoli come con la gentilezza si possa arrivare al cuore delle persone e che essere gentili con chi incontriamo sulla nostra strada spingerà altri e altri ancora a fare lo stesso. 

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Vi lascio con una frase di Madre Teresa di Calcutta: 

Non sapremo mai quanto bene può fare un semplice sorriso.

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